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venerdì 12 agosto 2011

IN QUALE DIREZIONE?


Non ho mai letto ne la Bibbia ne il Corano, ma credo di immaginare vagamente cosa vi sia scritto.
Sebbene siano esposti differentemente, narrando soggetti, avvenimenti ed epoche dissimili, entrambi riportano, dietro a un velo di teatralità, le leggi della natura e dell'universo di cui siamo parte integrante, esortando al rispetto delle regole che ne mantengono l'equilibrio. Un mosaico di leggi giuste e imparziali, ma non meno fredde e severe; una sorta di costituzione divina a custodia e tutela di tutte le cose esistenti, insegnata attraverso idolatrie, dogmi e filosofie, piuttosto che codici, articoli e comma.
I libri vengono scritti, tradotti, tramandati e raccontati. Sono condivisi e sono contestati.
Libri religiosi e volumi costituzionali che, nel nome di una divinità o di un popolo, sostengono un turbine di norme etiche e canoni morali apparentemente sanciti per il bene comune. Un intreccio di ideologie e filosofie radicate su antiche teorie, inevitabilmente legate all'evoluzione e al progresso, che intendono instaurare un ordine nel delicato rapporto tra la natura e l'umanità, cercando di scoprire inizio e destinazione, nonchè il significato, della breve strada che percorre l'uomo attraverso l'immensità di spazio e tempo.
Le leggi della natura (vengano esse definite anche leggi di Dio) sono inappellabili. Comprensibili, calcolabili ma assolutamente impossibili da variare. Le leggi dell'uomo invece concedono la possibilità di essere interpretate (non proprio analogamente a come si interpreta un'opera d'arte), contestate, applicate o trasgredite; come nei confronti della natura, sottovalutare l'importanza di un regolamento può recare conseguenze fatali.
Il diritto universale alla libertà è un concetto pluridirezionale. La perfetta armonia del sistema biofisico a cui apparteniamo (praticamente madre natura) è mantenuta in perfetta sintonia da inconfutabili leggi matematiche che, dal profondo senso di giustizia che suscitano, sanno essere tanto meravigliose quanto spietate. Le leggi umane, palesemente tendenti all'imperfezione, non sono unanimamente monito di giustizia, ma possono anch'esse essere tanto meravigliose quanto spietate.
La capacità di pensiero che ci differenzia dagli altri esseri viventi (essere la razza predominante non significa essere la razza superiore) ci ha fornito la facoltà di scegliere e la libertà di decidere quale strada percorrere e come intraprenderla, nella consapevolezza che far parte di una società comporta dei doveri e delle responsabilità nei confronti di se stessi e della società stessa, oltre alla conoscenza, l'osservanza e l'ottimizzazione di regole prestabilite ai fini di salvaguardare il complesso sistema che coinvolge tutto e tutti.
Ognuno vada pure per la propria strada, tenendo in seria considerazione le eventuali conseguenze che si generano uscendo dalla carreggiata.
Quale sia la strada giusta? Questa è la domanda giusta.